IO VEHDITfl
ALBEIJTOFRANCHETTI
LA
FICgLIA DI lOIjIO
TRAGEDIA PA5TO^V^LE IN TìiE ATTI DI
Q\BIlIELEX)ANNVN?IO
éb EDIZIONI RieRPI (S)
MV. STANISLAO
ROSS
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5^* t^^ t^*
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(in2J5)
LA FIGUAi^'IORIO
ALBEflTO FRANCHEtTl
(SABF^IELE DANNVN^IO
ATTO PRIMO/!^
Si vedrà una stanza, di terreno in una casa rustica* La porta
grande sarà apetìa. su Taia assolata; e vi sarà tesa una banda
di lana scarlatta per traverso, a impedimento del passo, e alla
banda saranno poggiati un bidente e una conocchia; e presso
un degli stipiti penderà una croce di cera, contro i maleiizii*
Un uscio chiuso, con T architrave adornato di mortella, sarà
nella parete a man dritta; e lungh'essa la parete saranno tre
arche di legname* A manca, nella grossezza del muro, sarà un
camino con la sua cappa molto prominente; e, poco più in là,
un usciuolo; e, quivi presso, un telaio* E vi saranno nella stanza
varii utensili e suppellettili, ai loro luoghi, come stipi, scancìe,
trespoli, aspi, fusi, matasse di canapa e di lana appese a una
cordella tirata fra due chiodi, mortai, boccali, scodelle, alberelli
e fiasche fatti di zucche votate e secche* E vi sarà una madia
vecchissima che porterà scolpita Fimagine di Nostra Donna; e
vi sarà Sorcio dell* acqua, e il desco* Al soffitto sarà sospesa
con funi una lunga tavola carica di caci* Due finestrette infer-
riate, alte dal terreno quattro o cinque braccia, faranno lume
ai lati della porta grande"^ e ciascuna avrà la sua spiga di me-
liga rossa, contro i malefizii*
La Figlia di Iorio
Splendore, Fa vetta e Ornella, le ire sorelle, saranno
in ginocchio damanti alle ire arche del corredo nuziale, chine
a scegliere le 'vesiimenia per la sposa* La loro fresca par-
laiura sarà quasi gara di canzoni a maiiuiino.
Le Tre Sorelle
Che vitoi ìiSf Vienda nostra?
Ornella
Che vuoi ìUf cognata cara?
Favetta
Viioi la veste tua di lana?
Le Tre Sorelle
O vuoi tu quella di seta
a fioretti rossi e gialli?
Ornella
Tutta di verde mi voglio vestire,
tutta di verde per Santo Giovanni,
che in mezzo al verde mi venne a fedire**..
Oilì, oilì, oilà!
Splendore e Favetta
Ecco il busto dai belli ricami
con la tua pettorina d^ argento*
Le Tre Sorelle
Tutta di verde, la camera e i panni*
Oilì, oilì, oilà!
Splendore
Che vuoi tu, Vienda nostra?
Favetta
Che vuoi tu, cognata cara?
Atto Primo
Ornella
I pendenti e la collana
e il nastrino chermisi*
Splendore
Ora suona la campana,
la campana di mezzodì*
Favetta
Ora viene il parentado
a portarti le canestre*
Ornella e Splendore
Le canestre di grano trimestre*
Le Tre Sorelle
E tu, ecco, non sei pronta!
Ornella
Oh Aligi, Aligi, e tu?
Splendore
Di velluto ti vestirai?
Favetta
Vuoi dormir settecenti anni
con la bella sonnacchiosa?
Le Tre Sorelle
SiSf Vienda! Su, capo d'oro,
guardatura di vinca pervinca!
Or si falcia alla campagna
Quella spiga che ti somiglia*
Splendore
La madre ci disse: Andate*
Splendore e Favetta
Tre olive avevo con meco*
La Figlia di Iorio
Ornella
Ot m^ho anche una susina*
Le Tre Sorelle
Ho tre figlie ed una figlia*
Su, Vienda, chiara susina!
Che t^ indugi? Scrivi al Sole
una lettera turchina
perché oggi non si colchi?
Si sgranerà in risa la canzone delle tre sorelle, mentre dall^usciuolo entrerà
la madre loro, Candia della Leonessa»
Candia della Leonessa
Ah cicale, mie cicale,
una a furia di cantare
è scoppiata in cima al pioppo*
Or non cantano più i galli
a destar chi dorme troppo*
Ora cantan le cicale,
tre cicale di mezzogiorno,
che m^han preso un uscio chiuso
per un albero di fronda!
Ma la nuora non ascolta*
Oh Aligi, Aligi, figlio!
L^ uscio si aprirà» E apparirà Io sposo imberbe? che darà il suo saluto con
voce grave ed occhi fissi, religiosamente»
Alici
Laudato Gesù e Maria!
E voi, madre che mi déste
questa carne battezzata,
benedetta siate, madre*
Benedette voi, sorelle,
fiore del sangue mio*
Per voi, per me, la croce mi faccio
in mezzo al viso dove non passi
il falso nemico né morto né vivo,
né malo sudore Io bagni né pianto*
Padre, Figliuolo e Spirito Santo!
Le sorelle si segneranno e passeranno la soglia recando le vestimenta» Aligi
si appresserà alla madre, come trasognato»
Atto Primo
Candia
Carne mia viva^ ti tocco la fi^onte
con questo pane di pura farina*
Io ti tocco la fronte che sia chiara,
ti tocco il petto che sia senz^affanni,
e questa spalla ti tocco e quest^ altra
che ti reggan le braccia alla fatica
e la tua donna vi posi la gota*
E che Cristo ti parli e che tu Toda!
Con un panello la madre farà il segno della croce sul figlio che sarà caduto
in ginocchio dinanzi a lei.
Si udrà lontano un clamore selvaggio.
Alici
Madre, e chi è che grida così forte?
Candia
I mietitori fanno T incanata*
Dalla pazzia del sole Iddio li scampi,
figlio, e dal sangue li guardi il Battista!
Alici
E chi mai tese quella fascia rossa?
Perché non entri la cosa malvagia,
ah, ponete baratro e il carro e i buoi
contra la soglia, e le pietre e le zolle,
la Maiella con tutta la sua neve!
Candia
Figlio, che nasce neir anima tua?
Alici
Madre, madre, dormii settecenti anni,
settecenti anni ; e vengo di lontano*
Non mi ricordo più della mia culla*
Candia
Figlio, che hai? Deh come strano parli!
O Vergine Maria, datemi grazia!
La sposa apparirà su la soglia^ vestita di verde, sospinta dalle tre cognate.
JO La Figlia di Iorio
Le Tre Sorelle
Ecco la sposa* U abbiamo vestita
con r allegrezze della primavera*
Uoro e Inargento nella pettorina^
ma nel resto color d^erba serena*
Voi prendetela nelle vostre braccia,
o cara madre, e voi la consolate!
Candia
Nuora, nuora, segnai con questo pane
il sangue mio; ed ecco, ora Io spezzo*
Portami pace e non portarmi guerra*
Le Tre Sorelle
Così sia, madre* Baciamo la terra*
Si chineranno, toccheranno la terra con la destra» e questa recheranno alle
labbra» Aligi sarà prostrato come chi prega, in disparte»
Candia
O nuora mia, per la tua casa nova
sii come per il fuso il fusaiuolo,
come per il telaio la navicella*
Le Tre Sorelle
Così sia, madre* Baciamo la terra*
Candia
Come t^ho messa in mezzo al pane mondo
così ti metto in mezzo al core mio,
per questa vita e per la vita eterna*
Le Tre Sorelle
Così sia, madre* Baciamo la terra*
La nuora chinerà il volto lacrimoso sul petto della suocera che la cingerà con
ambe le braccia tenendo tuttavia nell^una mano e nell^altra le due parti del pane»
Ornella
Ecco le donne! Ecco le donne! Vengono*
Vienda s^ asciugherà il volto col grembiale» Poi nel grembiale, preso per le
e Deche, riceverà dalla suocera il pane spezzato»
Atto Primo n
Candia
Ora, siif vieni* Siediti sul trespolo*
Oh Aligi^ e tu anche* Vieni* Svegliati*
Ut^na di qi^a, T altro di là* Sedetevi*
Ella e Splendore porranno due trespoletti contro gli stipiti^ e sopravi faranno
sedere gii sposi; che composti e immobili si guarderanno» Ornella e Favetta
spieranno dalla soglia della porta esterna, al sole ardente»
La prima delle donne con I^ offerta frumentaria apparirà nel vano della porta
soffermandosi dinanzi alla cintura tesa.
Le donne porteranno sul capo una canestra di grano adorna di nastri variati
e sul grano un pane e fitto nel pane un fiore» Ornella e Favetta prende-
ranno le estremità della banda vermiglia, cui rimarran poggiati il bidente
forbito e la conocchia col pennecchio; e le terranno in pugno a preclu-
dere il passo»
Il Coro delle Parenti
Ohé^ chi guarda il ponte?
Le Sorelle
Amore e Ciecamore*
Il Coro delle Parenti
10 passare Io voglio*
Le Sorelle
Voler non è valore* *
11 Coro delle Parenti
Ti do i^n tari d^argento*
Le Sorelle
Poco! Non son contento*
Il Coro delle Parenti
Ti do un ducato d^oro,
e per giunta il ristoro*
Una delle donne darà una moneta a Ornella , che la riceverà nella palma
sinistra, mentre le altre portatrici di canestre sopraggiunte si aduneranno sul
limitare» I due sposi resteranno seduti sui trespoli aspettando in silenzio»
M La Figlia di Iorio
Le Sorelle
Passate, Signoria,
con vostra compagnia*
Ornella riporrà in seno il tributo e toglierà la conocchia, Favetta toglierà il
bidente, poggiando contro gli stipiti i due emblemi rurali, Ornella trarrà verso
di se la cintura che, agitata, serpeggerà nell^aria come un vessilletto. Le
donatrici entreranno l'una dopo I^altra, in fila, con le canestre sul capo.
Il Coro delle Parenti
Pace a te, Candia della Leonessa*
Pace al figlio di Labaro di Roio*
Pace alla sposa che gli ha dato Cristo*
Una delle parenti deporrà la sua canestra ai piedi della sposa; prenderà un
pugno di grano e Io spargerà sul capo di lei; ne prenderà un altro pugno e
Io spargerà sul capo del giovine.
Si udranno le grida dei mietitori. Vi si mescerà or sì or no il suono delle
campane.
Questa è la pace -che vi manda il Cielo*
E che i capegli vi si faccian bianchi
su ristesso guanciale, in gran vecchiezza!
Questa è la pace e questa è Tabondanza*
La seguente ripeterà la cerimonia; le altre resteranno in fila aspettando la
lor volta, con le canestre sul capo, L^ultima, la madre della sposa, starà an-
cora presso la soglia, soffermata; e col lembo del grembiale si asciugherà le
gocce del pianto. Crescerà la sciarra dei mietitori e sembrerà avvicinarsi,
Scoppieranno d^improvviso grida di donna nell'aia riarsa.
La Voce della Sconosciuta
Aiuto, per Gesù Nostro Signore!
Gente di Dio, gente di Dio, salvatemi!
In corsa, ansante di fatica e di spavento, coperta di polvere e di pruni, una
donna col volto tutto nascosto dall' ammantatura entrerà per la porta aperta
e si ritrarrà in un canto, dalla parte avversa a quella degli sposi, presso il
focolare inviolato.
La Sconosciuta
Gente di Dio, salvatemi voi!
La porta! Chiudete la porta!
Mettete le spranghe! Son molti,
hanno tutti la falce* Son pazzi,
son pazzi di sole e di vino,
di mala brama e di vituperio***
Atto Primo 13
Salvatemi! La porta, chiiìdete
la porta! Son p2izzu Entreranno*
Aiuto, per Santo Giovanni,
per Maria dei Sette Dolori,
per r anima, mia, per Inanima vostra!
Aiuto per queste innocenti,
per quel grano che fu benedetto!
Ella starà sola presso il focolare» Tutte le altre donne saranno adunate dalla
parte avversa. Vienda sarà stretta al fianco della sua madre, e da presso
avrà la sua matrina» Aligi sarà in piedi, fuori dello stuolo donnesco? e gua-
terà senza batter ciglio, poggiato alla sua mazza. Subitamente Ornella si
precipiterà alla porta, chiuderà le imposte, metterà la spranga. Un mormorio
inimichevole correrà nel parentado.
Ah, dimmi come ti chiami,
ch^io possa lodare il tuo nome,
tu che alla pietà fosti la prima,
tu che sei la più giovanetta!
Affranta ella si lascerà cadere su la pietra del focolare? e, tutta curva in se
medesima, con il viso quasi tra le ginocchia, romperà in singhiozzi. Ma le
donne resteranno adunate, in guisa di greggia, diffidenti. Soltanto Ornella
farà un passo verso la sconosciuta.
Il Coro delle Parenti
Chi è costei. Santa Vergine?
Or sventra così nelle case
della gente di Dio timorata?
E tu, e tu, Candia, che dici?
Or lascerai chiusa la porta?
Ti reca la mala ventura
la cagna randagia, per certo*
(a Vienda)
Figliuola mia. San Luca ti guardi*
• Ornella
Affannata sei, creatura*
Sei piena di polvere, e tremi*
Favetta e Splendore usciranno dallo stuolo e seguiranno Ornella. Le tre
giovinette staranno in piedi davanti alla sconosciuta che resterà curva nel-
I^ambascia. »
14 La Figlia di Iorio
Le Sorelle
Vuoi un sorso d^acqua e di vino?
Ti vuoi rinfrescare la faccia?
Sei di questo paese? o di dove?
Ornella
Venivi di molto lontano?
splendore prenderà un boccaletto, attingerà l'acqua dall'orcio, verserà il vino
dalla fiasca, mescendoli-
La donna solleverà a poco a poco la faccia nascosta ancóra dall' ammanta-
tura. Ornella le offrirà il ristoro.
Le Sorelle
Bevi, creatura di Cristo*
S'udrà venire dall'aia uno scalpiccio di piedi scalzi, e un vocio confuso.
La sconosciuta, ripresa dal terrore, non berrà ma poserà il boccaletto su la
pietra del focolare» Balzerà in piedi, e si rifugerà di nuovo nel canto con
gran tremito»
La Sconosciuta
Eccoli! Eccoli! Vengono* M^ hanno
cercata* Mi vogliono prendete*
Non parlate, non rispondete,
per misericordia! Crederanno
la casa deserta, e se n^ andranno*
Il Coro dei Mietitori davanti la porta
— La casa di Labaro! Certo
che qui è entrata la femmina*
— Hanno chiusa la porta, hanno chiusa!
Un Mietitore
Donna de fori terra.
Il Coro dei Mietitori
Sfratta mo! Sfratta!
Un Mietitore
Facemo serra serra*
Il Coro dei Mietitori
Sfratta mo! Sfratta!
Atto Primo 15
Un Mietitore
A questo vicinato
Il Coro dei Mietitori
Sfratta mo! Sfratta!
Un Mietitore
Oc ^no lupo acquattato*
Il Coro dei Mietitori
Sfratta mo! Sfratta!
Un Mietitore
Lo lupo tene fame*
Il Coro dei Mietitori
Sfratta mo! Sfratta!
Un Mietitore
Abbass^hai da calare*
Il Coro dei Mietitori
Sfratta mo! Sfratta!
Un Mietitore
Dico a te^ scrofa pazza*
Il Coro dei Mietitori
Sfratta mo! Sfratta!
Un Mietitore
Se no, c^è la capezza*
Il Coro dei Mietitori
Sfratta mo! Sfratta!
Su I^ultimo ritornello della canzone di spregio, i mietitori batteranno alla
porta con grida e invocazioni interrotte.
— O Candia della Leonessa,
ricetto tu dai a bagasce?
— Se c^è la femmina, aprite,
che la mettiam su la bica*
J6 La Figlia di Iorio
— Menatela fuori, menatela,
che la vogliamo conoscere*
— Alla bica! Alla bica! Alla bica!
I mietitori batteranno e schiamazzeranno» Aligi si moverà^ e andrà verso
la porta.
La Sconosciuta implorando
Giovine, giovine, abbi pietà!
Abbi pietà! Non aprire!
Un gran furore agiterà le donne del parentado, ma elle si ratterranno.
Il Coro delle Parenti
Apri, Aligi, apri la porta
per quanto ci passi costei*
Afferrala e cacciala fuori*
Poi richiudi e spranga* E laudato
sia Gesù Nostro Signore*
E sabato sia, per le streghe*
II pastore si volgerà all^ ammantata , irresoluto, Ornella si frapporrà e l'ar-
resterà; farà il segno del silenzio, andrà alla porta.
Ornella
Chi è che batte alla porta?
Il Coro dei Mietitori
— Silenzio! Silenzio! Silenzio!
— Di dentro qualcuno risponde*
— O Candia della Leonessa,
sei tu che rispondi? Apri! Apri!
— Siamo i mietitori di Norca,
la compagnia di Cataldo*
Ornella
Non sono Candia* Candia ha faccenda*
Uscita è per tempo stamane*
Una Voce
E tu? tu allora chi sei? .
Ornella
lo sono di Lazaro, Ornella*
Atto Primo J7
Il Coro dei Mietitori
Apri, che vogliamo vedere*
Ornella
Aprire non posso* La mia madre
m^ha chiusa, e col parentado
uscita se n^è per le nozze*
D^improvvisot in alto, alla finestra inferriata, si vedranno due mani villose
afferrare le sbarre e la faccia bestiale di un mietitore apparire.
Il Mietitore urlando
Capoccio, la femmina c^è!
E dentro, è dentro! La zita
ci volea gabbare, la zita*
La femmina c^è* Ecco, è là,
là nel canto* La vedo, la vedo*
Il Coro dei Mietitori
— Se c^è la femmina, aprite,
che vi fa vergogna tenerla*
— Menatela fuori, menatela,
che le daremo la sapa*
— Aprite, aprite, su, e a noi datela*
— Datecela che la vogliamo*
— Alla bica! Alla bica! Alla bica!
Picchieranno e schiamazzeranno. Dentro, le donne si agiteranno sbigottite.
La sconosciuta resterà laggiù nell'ombra, sembrerà che si sforzi di seppel-
lirsi nel muro.
Il Coro delle Parenti
— Aiutaci, Vergine santa!
— Ci dai tu questa vigilia,
o Santo Giovanni Battista!
— Questo danno ci dai, questo scorno
ci dai. Decollato, oggi in punto!
Il Mietitore aggrappato alIe sbarre
O Candia della Leonessa,
sai tu chi ricetti in tua casa
con la tua nuora novella?
J8 La Figlia di Iorio
Il Coro dei Mietitori
La figlia di Iorio, la figlia
del mago di Godrà alle Farne*
Il Mietitore
Mila, intendi? Mila di Godrà,
la svergognata che fece
da bandiera a tutte le biche*
Il Coro dei Mietitori
Menatela fuori, menatela,
che la vogliamo conoscere*
Aligi pallidissimo si avanzerà verso la misera che starà rannicchiata nel-
Tombra; e le strapperà di dosso I^ammantatura scoprendole il volto.
Mila
No, no, non è vero* Menzogna!
Le tre sorelle si copriranno gli orecchi con ambe le palme quando il mie-
titore riprenderà a dir vitupero»
Il Mietitore <
Aspetta, aspetta, Gandia, il tuo uomo;
e vedrai* Bendato ei ti torna,
certo* Stamane, nel campo
di Mispa, Lazaro ha fatto lite
con Rainero deirOrno,
per chi? per la figlia di Iorio*
Il mietitore lascerà le sbarre e scomparirà, saltando a terra, tra Io schia-
mazzo della compagnia.
Candia, rimasta seduta su una delle arche nuziali, taciturna in gran tristezza,
si alzerà, e s^avanzerà verso la perseguitata con ira subitanea.
Candia
Vattene, vattene, figlia
di mago* Vattene ai cani*
Nella mia casa io non ti voglio*
Aligi, Aligi, apri la porta!
Atto Primo J9
Mila
Pietà! Non io, non io cercai la via
nella t«a casa, cieca di spavento»
Cristo mi scorse, Cristo che nel vento
raccolse il grido deir anima mia*
Pietà, madre d^OrnelIa* Egli che vede
qui mi condusse, al focolare santo*
Pietà! La pietra laverò col pianto,
la terra bacerò sotto il tuo piede*
Per Inacqua e il vino che m^ offerse Ornella,
pel pane puro che hai tu stessa intriso,
pei Martiri beati in Paradiso
pietà, pietà di questa poverella!
Alici
O madre, chi la vita mia si beve?
Ahi, la mia forza è come un^ ombra smorta*
Porre dovevi contro quella porta
la montagna con tutta la sua neve*
Era notte, era prima del^aurora
quando si mosse per le vie del mondo*
Era notte, il mio sonno era profondo*
O madre, o madre, e non mi sveglio ancóra !
Le Tre Sorelle
Vergine santa. Vergine clemente.
Stella dell^alba e Stella della sera*
Consolatrice, esaudi la preghiera,
disperdi il male, o Vergine potente!
O Regina degli Angeli Maria,
guarda la dolce madre e il buon pastore
e il nostro capo! Salva dal furore
anche colei ch^è sola! E così sia*
20 La Figlia di Iorio
Candia
Miserete, Gesù! Santo Giovanni,
miserete di noi, Battezzatote!
Figlio, non odi? Ti si è fermo il cuore?
Ah, dormito tu hai settecenti anni !
Donne, è vero* Fu fatto il tristo incanto
alla mia casa* E vana ogni parola*
Deh copritemi il capo, e ch^io sia sola
per piangere su me tutto il mio pianto!
Il Coro delle Parenti
Candia, t^è fuggita la mente?
O Candia, che fai, che aspetti?
Su, Aligi, trascinala fuori!
Non vedi, non vedi, o demente,
la tua sposa che par che si muoia?
Che uomo sei tu? T^è fuggita
di dentro le tue ossa la forza?
o nella tua bocca la lingua
seccata ti s^è, che non fiati?
Su, Aligi, trascinala fuori !
I mietitori appariranno aggrappati alle sbarre delle finestre, con accanimento
implacabile.
Il Coro dei Mietitori
Mila ài Codra, uscire t^è meglio,
che oggi scampare non puoi*
Menatela fuori, menatela,
che vi fa vergogna tenerla!
Su, su, pecoraio! Non odi?
Su, daccela, che la ^vogliamo,
ed anco la fiasca! E T usanza*
La fiasca, la fiasca e la femmina!
O svergognata, ti sanno,
ti sanno le prode dei fossi!
Sotto di te mille volte
è bruciata la stoppia, magalda!
Per te non faremo noi lite*
Non ti darem sangue, ma caglio*
Atto Primo 21
Aligi scoterà il capo» Un misto di demenza e di sgomento gli sconvolgerà
la faccia rigata dal sudore» Parlerà come chi delira»
Alici
Femmine, che volete da me?
ch^io r afferri per i capegli?
ch^io la trascini sa Taia?
ch^io la getti ai cani affamati?
Bene, sì, Io farò* Farò qtjesto*
Aligi si avanzerà verso Mila dì. Godrà ed ella si rifugerà presso il focolare.
Mila
Non mi toccare! Peccato fai
contro la legge del focolare*
Se tu mi tocchi, se tu m^ offendi,
tutti i tuoi morti nella tua terra,
avranno orrore di te in eterno*
Preso il boccale, ella verserà il vino su la pietra inviolabile» Le donne al-
lora getteranno alte strida»
Il Coro delle Parenti
— Ahi, che ha magato il camino!
— Ha messo mistura nel vino,
rho vista, rho vista in un lampo*
— Ha magato, ha magato il camino!
— Ahi, ahi, che la casa dà crollo!
Ahi, quanto pianto qui sarà pianto!
Il Coro dei Mietitori
— Oh, oh, attaccate riotta?
— Noi siam qui, siam qui che s^ aspetta*
— Pecoraio, menala fuori!
— Su, su, che sfondiamo la porta*
I mietitori balzeranno giù dalle sbarre a terra, in tumulto»
Forsennato il pastore prenderà per un de^ polsi la vittima che si divincolerà
gridando»
Mila
No, no, no! Ti danni, ti danni*
Piuttosto tu schiacciami il capo,
tu battimi il capo alla spranga,
poi gettami morta di fuori*
22 La Figlia di Iorio
No, no! Su te il castigo di Dio!
Ornella, Ornella, difendimi*
Ella si svincolerà dalla stretta, e fuggirà verso le tre sorelle che le faranno
riparo. Cieco di furore e d'orrore. Aligi leverà la sua mazza sul capo di lei
per colpirla. Subitamente le giovanette romperanno in gran pianto. Egli s'ar-
resterà, al suono del pianto; lascerà cadere a terrà la mazza; si gitterà gi-
nocchioni, a braccia aperte.
Alici
Mercè di Dio! Fatemi perdonanza!
L^ Angelo muto ho visto, che piangeva;
che lacrimava come voi, sorelle,
che lacrimava e mi guardava fiso*
Mila di Godrà, mia sorella in Cristo,
donami perdonanza dell^ offesa*
Questi fioretti di Santo Giovanni
io te li metto qui davanti ai piedi*
Egli toglierà dalla sua mazza pastorale i garofani e gli spicanardi che vi son
legati; si trascinerà carpone ai piedi della straniera e quivi lascerà l'offerta,,
mentre la donna si chinerà verso di lui dolcemente.
Mila
Da me t^è perdonato in umiltà*
E del tuo nome io mi ricorderò
a mezzodì, ma pure mane e sera
quando pasturerai su la montagna*
Alcuni mietitori riabbrancheranno le alte sbarre, minacciosi.
' Il Coro dei Mietitori
— Ehi là, ehi là, che è questo?
— Gosì ci volete gabbare?
— E noi vi sfondiamo la porta*
— Su, su, pigliamo la trave!
— Una due tre volte, e poi giùl
Scompariranno. E, poco dopo, s'udrà il grido roco ond'essi accompagneranno
Io sforzo dell'alzare il peso. Aligi si alzerà, andrà verso la porta, e chiamerà.
Alici
Mietitori di Norca, apro la porta*
Risponderanno gli uomini con un clamore concorde. Il suono delle campane
continuerà sul vento. Aligi toglierà la spranga; si segnerà in silenzio; poi
spiccherà dal muro la croce di cera, la bacerà.
Serve di Dio, segnatevi e pregate*
Tutte le donne si segneranno e s'inginocchieranno, mormorando la litan
Atto Primo 23
Il Coro delle Parenti
Kyrie eleison*
Christe eleison*
Kyrie eleison*
• Christe audi nos*
Christe exaudi nos**^
II pastore deporrà la croce di cera su la soglia, fra la conocchia e il bidente?
poi spalancherà la porta» Si vedrà nel vano divampare il sole terribile su i
mietitori vestiti di lino.
Alici
Mietitori di Norca,
questa è la santa Croce*
Posta rho su la soglia
perché il cuore vi torca
dalla malvagia voglia
e dal peccato atroce*
Laudato sia Gesù!
I mietitori ammutoliti si scopriranno il capo.
Iddio s^è manifesto*
Iddio m^ode* Ho veduto
dietro la donna affranta
pianger TAngelo muto*
Cristiani, T attesto
su questa Croce santa*
Laudato sia Gesù!
Le donne sempre inginocchiate seguiranno sommessamente la litania. Candia
dirà la invocazione, I^altre risponderanno.
Candia, le Tre Sorelle, il Coro delle Parenti
Mater purissima, ora prò nobis*
Mater castissima, ora prò nobis*
Mater inviolata, ora prò nobis***
I mietitori si chineranno, allungheranno la mano a toccare la croce, porte-
ranno la mano alle labbra j e s^ allontaneranno silenziosi per la campagna
ardente. Poggiato allo stipite, prono, il pastore li seguirà con Io sguardo.
Nel silenzio s^udranno voci giungere dal sentiero.
Una Voce
O Lazaro di Roio, torna indietro!
24 La Figlia di Iorio
Un'Altra Voce
Lazaro, non andare, non andare!
II pastore sussulterà» Sollevatosi, facendosi schermo delle mani, guaterà per
la luce del mezzodì»
Candia e IL Coro delle Parenti
Virgo veneranda, ora prò nobis*
Virgo predicanda, ora prò nobis*
Virgo potens, ora prò nobis***
Aligi
Padre, padre, che hai? Perché bendato
sei? Tu sanguini, padre* Su, parlate,
o uomini di Dio! Chi Io ferì?
Lazaro di Roio si presenterà davanti alla porta, col capo bendato, sostenuto
alle ascelle da due uomini vestiti di lino come i mietitori» Candia interrom-
perà la litania con un grido e balzerà in piedi, guatando»
Padre, aspetta* La croce è su la soglia*
Non puoi passare senza inginocchiarti*
Se il sangue è ingiusto, tu non puoi passare*
I due uomini sosterranno il ferito barcollante, che piegherà i ginocchi»
Candia
O figlie, figlie, era vero, era vero!
Piangiamo, figlie* II lutto è sopra noi*
Le figlie abbracceranno la madre» Le donne del parentado poseranno a terra
le canestre, prima dì. rialzarsi» Mila di Codra raccoglierà il suo panno; e,
stando ancora prostrata, se I^ avvolgerà intorno al capo per nascondersi la
faccia» Poi, quasi strisciando sul terreno, andrà verso la porta, presso Io sti-
.pite opposto a quello ove sarà il pastore» Muta e rapida si drizzerà in piedi
addossandosi al muro» Quivi, immobile e coperta, aspetterà il momento per
dileguarsi»
Si vedrà una caverna montana^ in parte rivestita di assi, di
stipa t di paglia, largamente aperta verso un sentiere petroso^
Si discopriranno per F ampia bocca i pascoli verdi, i gioghi
nevati, le nuvole erranti* Vi saranno giacigli di pelli pecorine,
deschetti di rozzo legname, bisacce, otri vuoti e pieni, un pan-
concello per lavorar di tornio e d'intaglio, con suvvi l'asce, il
pialletto lunato, il coltello a petto, la lima, il tagliolo, altri stru-
menti, e da presso le cose lavorate: conocchie, fusa, mestole,
cucchiai, mortai, pestelli, cennamelle, sùfoli, candelieri; un
ceppo di noce che in basso apparirà ancora informe nella sua
corteccia e in alto porterà di tutto tondo la figura dì un Angelo
appena digrossata fino alla cintola dallo scalpello ma già. con le
ali quasi rifinite* Una lampanetta di olio d'oliva àrderà, dinanzi
all'imagine di Nostra Donna, in una incavatura della rupe come
in una nicchia* Una cornamusa penderà quivi accanto; e più
sotto, santificata dalla presenza di Colei che è Salus infirmo-
ruTTLf una tenue polla d'acqua sgorgherà dal sasso raccoglien-
dosi in una conca naturale scavata dalla stilla perenne* A mano
a mano la profondità della caverna si andrà oscurando, nel
declinare del giorno, poco dopo l'equinozio autunnale*
26 La Figlia di Iorio
Alici sarà seduto sopra un deschetto^ intento a intagliare
con suoi ferri il ceppo di noce* MILA DI CODRA sarà seduta
di contro a lui e lo guarderà.
Mila di Godrà
Ma stiè mutolo il patrono
ch^era di ceppo di noce,
sordo fue il legno santo,
Sant^ Onofrio non rispose*
Alici
O Mila, e questo anche è un ceppo di noce*
Rinverdirà, Mila, rinverdirà?
Mila
E disse allora la terza
(miserere di noi. Signore!)
e disse allora la bella:
*^ Ecco pronto Io mio cuore*
Se vuol sangue a medicina,
prendetelo dal cuor mio;
ma di questo ei non s^ avveda,
ma di questo ei non s^ addìa* „
Alici
Mila, Mila, il miracolo ci assolva!
L^ Angelo muto ci protegga ancóra!
Mila
Sùbito il legno getta un ramo,
getta un ramo dalla bocca,
getta un ramo per ogni dito*
Sant^ Onofrio è rinverdito!
Alici
Rinverdisca per noi di vita eterna
r Angelo muto e ci protegga ancóra!
Questo vespro per te come un^ aurora
splenda alla soglia della mia caverna*
Atto Secondo 27
O Mila^ in vóto a ptenàer petdonanza
andrò dove si va per ogni strada*
Avrò, se Talba sorga o il giorno cada,
prima ed ultima stella la speranza*
O Mila, e verrai meco a fianco a fianco,
dietro il mio gregge, verso Roma antica!
A chi canta è la via senza fatica*
Chi ama e spera in via non è mai stanco*
Mila
Convien ch^io vada dall^ opposta parte,
compiè miei lesti e senza la speranza*
Aligi, f ratei mio. Inombra s^ avanza;
e al ferro cieco non soccorre Tarte*
Odi odi il canto della Compagnia
che s^ appressa pel varco, odi odi il canto!
Va verso la tua casa, ove in gran pianto
è la madre pel figlio che T oblia*
Passerà dalla casa dov^ entrai*
E le sorelle piangeran più forte***
Su, corri! E lascia Mila alla sua sorte*
Manda messaggio che ritornerai*
Il canto dei pellegrini s* approssimerà pel valico della montagna» Apparirà
alla soglia della caverna la prima compagnia con a capo il Crocifero.
Il Coro dei Pellegrini
O Maria, su per Io monte
noi veniamo alla tua fonte
per mondare noi dalPonte
nella grazia tua corrente*
Tu sei fede, tu speranza
da cui viene consolanza,
bene, gioia ed allegranza
a chi del tuo dolcior sente*
Tu tesoro, tu ricchezza,
tu virtude, tu larghezza,
tu se^ imperiai fortezza
per corona risplendente*
28 La Figlia di Iorio
Eravamo in perdimento
per Io nostro fallimento;
tu se^ via di salvamento,
chiara stella d^ Oriente*
Stella sei sovra la luna,
più risplendi che niuna;
in te Cristo, Virgo pura,
incarnò Io Dio vivente*
Per noi priega. Virgo degna,
priega Cristo che ne tegna,
che nel cielo si sovvegna
d^esta sua dogliosa gente!
I pellegrini discenderanno verso la polla benefica» sotto I^imagine di. Nostra
Donna; si disseteranno» riempiranno le loro fiasche» si bagneranno la fronte,
sospenderanno intorno all^icona i voti.
Il Coro delle Offerenti
O Fonte pura,
bontà senza misura,
spegni nostra calura
neir acque chiare!
O Fonte piena,
r acqua tua non si scema;
chi beve di tua vena,
il ciel gli pare*
O Fonte viva,
da -te solo deriva
che il faticato arriva
al riposare*
Alici ai Crocifero
Odimi, buon crocifero! Se passi
dalla contrada detta TAcquanova,
domanda della casa d^una donna
chiamata Candia della Leonessa;
e dille che non ebbi pentimento,
che sono puro e non mi macchierò,
che nella casa non ritornerò
se non con Mila, mia per sacramento!
Atto Secondo 29
Il Crocifero
Iddio guidi il tuo pie, che non ti sia
preso ne^ lacci o inceso nella brace*
Pastore, pace a te! Donna, a te pace!
Prieghi per te la vergine Maria*
Il Coro dei Pellegrini
O Maria, vergine degna,
priega Cristo che ne tegna,
che nel cielo si sovvegna
d^esta sua dogliosa gente*
Lo Signor per meraviglia
di te fece madre e figlia,
rosa candida e vermiglia
sovra ogni altro fiore aulente*
Tu sei fede, tu speranza
da cui viene consolanza,
bene, gioia ed allegranza
a chi del tuo dolcior sente!
I pellegrini si allontaneranno pel valico dietro il Crocifero»
Aligi moverà verso la soglia della caverna, ad ascoltare la làuda lontanante,
gravato da una cupa tristezza» Mila, vinta dallo sgomento. Io richiamerà»
Mila
Aligi, f ratei mio! Dammi la mano*
Alici
Mila, il cammino è là, poco lontano*
Mila
Dammi la mano tua, ch^io te la baci*
E il sorso che concedo alla mia sete*
Alici appressandosi
Mila, col tizzo io la volli bruciare*
E quella mano trista che t^ offese*
Mila
S^è fatto un gran silenzio* Aligi, ascolta*
Non cantan più* Con Terbe e con le nevi,
5Ìamo soli, fratello, siamo soli*
30 La Figlia di Iorio
Alici
Mila, tu sei come la prima volta
là su la pietra, quando sorridevi
con gli occhi e avevi i piedi sanguinosi*
Mila
E tu, tu non sei quello inginocchiato
che i fioretti di San Giovan Battista
posò per terra? Ed una li raccolse
e se li porta nello scapolare*
Alici
Mila, una risonanza nella voce
hai, che mi consola e mi contrista
come d^ ottobre quando con le mandre
si cammina cammina lungo il mare*
Mila
Camminare con te per monti e spiagge,
vorrei che questa fosse la mia sorte*
Alici
O compagna, preparati al viaggio*
Lungo è il cammino, ma T amore è forte*.
Mila
Aligi, passerei sul fuoco ardente,
e che Mandare non avesse fine!
Alici
Pei monti coglierai le genzianelle
e per le spiagge le stelle marine*
Mila
Se dovessi pontare i miei ginocchi
nelle tue péste, mi trascinerei*
Alici
Pensa ai riposi quando farà notte!
La menta e il timo avrai per origlieri*
Atto Secondo 3J
Mila
Non penso^ no* Ma lascia anche per questa
notte, ch^io viva dove tu respiri,
ch^io t^ ascolti dormire anche una volta,
che anch^io vegli per te come i tuoi cani!
Alici
Tu Io sai, tu Io sai quel che s^ attende*
Con te partisco Inacqua, il pane e il sale*
E così partirò la gfiacitura
fino alla morte* Dammi le tue mani!
Si prenderanno per le mani guardandosi fisamente.
Mila
Ah, si trema, si trema* Tu sei freddo.
Aligi, tu ti sbianchi*** Dove va
il sangue del tuo viso che si perde?
Ella si scioglierà e con le mani gli sfiorerà le gote»
Alici
O Mila, Mila, sento come un tuono***
E tutta la montagna si sprofonda*
Dove sei? dove sei? Tutto si perde*
Anch^egli tenderà le mani verso di lei, come uno che brancoli, E si bace-
ranno. Poi cadranno entrambi in ginocchio, I^uno di contro all^altra.
Mila
Miserere di noi. Vergine santa!
Alici
Miserere di noi. Cristo Gesù!
Sarà grande silenzio.
Una Voce di fuori cruda
Pecoraio, ti cercano air addiaccio*
Una pecora nera s^è sciancata*
Aligi si alzerà, vacillando, e andrà verso il richiamo; volgerà indietro il
capo a guardare la donna rimasta in ginocchio; e il suo sguardo abbraccerà
tutte le cose.
32 La Figlia di Iorio
Alici
Mila, rimetti Inolio nella lampada*
E aspettami* Paura non avere*
Rimetti Tolio, e prega per la grazia*
Si allontanerà per i pascoli» Mila rimarrà inginocchiata. Si udrà venire dalla
lontananza della montagna il canto dei pastori migranti»
Il Coro dei Pastori
Dal^una parte è il mare,
dair altra è Roma grande*
La luna è menomante*
E tempo di migrare!
Apparirà d^ improvviso ^ alla bocca della caverna, una donna coperta del-
I^ammantatura nera, portando in capo uno staio di legno» Scorgendo Inombra,
Mila sobbalzerà sbigottita; ma alle prime parole dell^ammantata, riconoscerà
la voce virginea»
^Ammantata
Figlia di Iorio, venni per te,
e ti portai questa còscina,
per dimandarti una grazia*
Mila
Ah voce di cielo, nel mezzo
deir anima mia, sempre udita!
L'Ammantata
Per te venni dal^Acquanova*
Mila
Ornella! Ornella tu sei!
Ornella si scoprirà la faccia»
Ornella
Sono la sorella di Aligi,
sono la figliuola di Lazaro*
Mila
Perché vestita sei a lutto?
Chi ti morì? Tu non rispondi?
Atto Secondo 33
Ornella
Nessuno ancor ci morì,
ma tutti il lutto si fa
del caro che andarsene volle
in ruina del capo suo*
Però se vedessi tu quella,
se tu la mia madre vedessi,
tremito ti prende*** E cacciata
io sono in disparte, che ognuno
g;rida: ^^ Eccola dunque colei
che mise la spranga alla porta
perché dentro restasse il malanno
appiattato nel focolare „*
E più non posso* E dico: ^* Piuttosto
cavate le vostre coltella
e a pezzi stracciatemi „* Questa
è la mercè. Mila di Godrà*
Mila
E giusto, è giusto che tu
mi percuota, è giusto che tu
m^ abbeveri in questa amarezza***
Ornella
Ma non piange, non piange il mio padre*
Ieri da un motto compresi
ch^ei s^era messo in pensiero
di salire quassù allo stazzo*
Mila
E tu rhai scontrato? Sei certa?
Ornella
Non rho più veduto* Ma sentimi*
Ridonaci Aligi : e con Dio vatti,
che abbia misericordia di te!
Mila
Sorella d'AIigi, son senza
peccato inverso il fratel tuo*
Te Io dico: Innanzi al giaciglio
del fratel tuo, sono monda*
34 La Figlia di Iorio
Ornella
Dio possente, miracolo fai!
Mila
Sono monda, o innocente*
E questo è Tamor mio*
Già dato fu r addio
silenziosamente*
Incamminata s^era
r anima in via nascosta*
E andrà, senza far sosta,
per la sua notte nera*
Ornella
U anima tua m^ appare
nuda, o sorella in Cristo*
Fra le tue ciglia ho visto
la verità raggiare*
Mila
Cerca di lui, cancella
il male dal suo cuore*
Sii dolce al suo dolore
come al mio fosti, Ornella!
Dietro me, giovinetta,
non lascerò vestigi*
O sorella d^AIigi,
che tu sii benedetta!
Ornella
Se tu senza peccato
sei verso il fratel mio,
io pregherò che Iddio
tocchi il tuo cuor piagato*
Ti chiamerò mia suora,
tutta entro me raccolta*
Ti rivedrò talvolta
nei sogni dell^ aurora*
Atto Secondo 35
Mila
Addio, Ornella, addio!
Ornella
Addio!
Mila
Ornella, Ornella!
Ripetendo con ambascia straziante il nome della giovinetta. Mila si ritrarrà
di continuo verso Inombra del fondo; mentre I^ altra , soffocata dal singulto,
si allontanerà fuggendo» Scomparsa Ornella, Mila cadrà di schianto in gi-
nocchio dinanzi all^imagine di Nostra Donna»
Fatemi voi la grazia,
o Vergine clemente,
fate eh* io renda Inanima
mia qui subitamente,
eh* io non levi la faccia,
che qui morta mi giaccia!
Madre, non fui colpevole
sotto i vostri occhi santi*
Non fu peccato* Muoiono
le mie labbra tremanti*
Questo tremito forte
è il segno della morte*
Sento la morte* O Vergine,
come rinata fui!
Come la fonte torbida
si rischiarò per lui!
Ora, o Madre, son pura
per la mia sepoltura*
Sento la morte* E il palpito
del cuore non si stanca!
Sento che cresce il tremito;
ma Inanima non manca*
E cresce il mio soffrire,
e non posso morire!
Si leverà impetuosamente, con un grido, vedendo la fiammella della lam-
pada dar I^ultimo guizzo»
Ah sciagura! La lampada s*è spenta*
36 La Figlia di Iorio
Si udrà risonare un passo greve su la roccia, E apparirà Inombra d^un
uomo al limitare della spelonca»
Mila di Godrà guarderà I^uomo sopraggiunto t alto nel campo del chiarore.
Mat riconoscendolo, gitterà un grido e si rifugerà nell^ombra del fondo. Al-
lora Lazaro di Roio entrerà» in silenzio, portando una corda avvolta al
braccio, come un bifolco che abbia sciolto il bue,
Lazaro di Roio
Femmina, non avere paura*
. Lazaro di Roio è venuto
ma senza portare la falce;
che a pena di talione
obbligarti non vuole* Cavato
piò che un^ oncia di san§;ue gli fu
sul campo di Mispa; e tu sai
la cagion della, sciarra e la fine*
Riderà d^un riso breve e crudo.
Ma s^è rifatto il mio sangue,
e troppe altre parole non dico*
Or tu verrai meco senz^ altre
parole, figlia di Iorio*
Ho quaggiù r asina e il basto
e anco una corda di canapa
e una di sparto, Dio grazia*
Mila resterà immobile, addossata alla roccia, senza rispondere.
Hai tu inteso. Mila di Godrà?
O mutola e sorda sei fatta ?
Si avanzerà verso la donna ridendo bieco. Mila si terrà pronta a sfuggirgli.
L^uomo la incalzerà. Ella balzerà di qua e dì. là ma senza, scampo.
Mila
Non mi toccare! Abbi vergogna*
II tuo figlio è dietro di te*
Aligi apparirà sul limitare. Scorgendo il padre, perderà ogni colore di vita,
Lazaro s^ arresterà per volgersi a lui, II padre ed il figlio si guarderanno
fisamente,
Lazaro
Che c^è egli. Aligi? Che è?
Aligi
Padre, che volete voi fare?
Atto Secondo 37
Lazaro
Che vogflio io fate? Dimanda
rivolgete a me, non t^è lecito»
Ma ti dito che ptendete voglio
la pecota cotdesca nel cappio
e ttatla dove più mi talenta»
Poi giudichete del pastote»
Alici
Padte, non fatete voi questo*
Lazaro
Io sono il tuo padte; e di te
fat posso quel che m^aggtada,
petché tu mi sei come il bue
della mia stalla, come il badile
e la vanga* E s^io put ti voglia
passat sopta con Fetpice, il dosso
ditompetti, be^ questo è ben fatto*
E se mi bisogni al coltello
un manico ed io me Io faccia
del tuo stinco, he\ questo è ben fatto;
intendi? Inginocchiati, e bacia
la tetta, ed esci catpone,
e va senza volgetti indietto!
Alici
Passatemi sopta con Tetpice
ma non toccate la donna*
Lazaro gli s'accosterà, senza più contenere il furore; e, levando la corda.
Io percoterà su la spalla,
Lazaro
Giù, giù, cane, mettiti a tetta!
Aligi cadrà su i ginocchi»
Alici
Ecco, padte, mi ptostto,
la f tonte a tetta piego;
e vi ptego, vi ptego,
al nome del Dio nostto.
38 La Figlia di Iorio
per quel pianto che udiste
appena che in nata,
padre, da voi cullata,
questa mia carne triste;
io vi prego umilmente
al nome del Signore,
non calpestate il cuore
del figliuolo dolente!
Pel mio pianto e pel pianto
delPAngelo custode,
padre, che vede e ode
là da quel ceppo santo!
Lazaro
A che preghi? a che preghi? Obbedisci*
Bacia la terra ed esci carpone*
Maledetto tu fosti nel ventre
e per tutti i tuoi giorni e di là*
A che preghi? Obbedisci, obbedisci*
Va, va, esci fuori carpone;
e dopo io ti giudicherò*
Ma tu, tu verrai meco senz^ altre
parole, o figlia di Iorio*
Né morta, né fredda ti vuole
Lazaro, per la Dio grazia*
Hai tu inteso. Mila di Godrà?
Mila
Non calpestare il tuo figlio,
non fargli quest^onta, ma dammi
delle tue coltella nel petto,
d^un colpo tu freddami; e poi
raccattami fredda e sul basto
mettimi traverso legata
e mandami innanzi al balivo
dicendo : *^ Ecco la svergognata
sortiera ! „ E m^ ardano il corpo*
Atto Secondo 39
Forse «na caccerà la sua mano
nella fiamma senza bruciarsi,
per trarne ^intatto mio cuore*
Lazaro
Va, va, esci fuori, esci fuori*
Crudelmente egli percoterà con la corda il figlio prostrato» Aligi si solleverà
tutto tremante.
Alici
II Signore sia giudice, e giudichi
fra voi e me*
Lazaro
Ah, maledetto!
Maledetto! T^ appicco il capestro***
Gli getterà il cappio per prendergli il capo; ma Aligi schiverà la presa af-
ferrando la corda e togliendola al padre con una stratta improvvisa.
Alici
Cristo Signore, aiutami tu,
ch^io non gli metta addosso la mano,
ch^io non faccia questo al mio padre!
Furente, Lazaro correrà al limitare chiamando.
Lazaro
O lenne, o tu, Femo, venite,
venite a vedere costui
quel che fa* Minaccia il suo padre!
Accorreranno due bifolchi membruti, portando le corde.
Mi s^è ribellato costui!
Legatelo e gettatelo fuori*
l due bifolchi si scaglieranno su Aligi per sopraffarlo.
Alici
Fratelli in Dio, non fatemi questo!
lenne, lenne, non farmi quest^onta!
I bifolchi Io terranno serrato e cercheranno di legarlo, trascinandolo, mentre
egli si divincolerà.
40 La Figlia di Iorio
Ah, cane! Di peste perissi!
No, no, no! Mila, Mila, corri,
prendimi là un ferro* Mila! Mila!
Si udrà ancora la sua voce rauca e disperata, mentre Lazaro chiuderà a
Mila Io scampo.
Mila
Aligi, Aligi, Dio ti vaglia!
Dio ti vendichi! Non disperare*
Forza non ho, forza non hai*
Ma, finché m^è in bocca il mio fiato,
sono di te, sono per te!
Abbi fede* L^ aiuto verrà*
Fa cuore. Aligi* Dio ti vaglia!
Mila starà con gli occhi fissi a quella parte, con I^orecchio teso per cogliere
le voci» Nella breve tregua, Lazaro scruterà la caverna insidiosamente.
Si udrà in lontananza il cantare di un^altra Compagnia trapassante pel valico.
Lazaro
Femmina, or tu hai veduto
che il padrone son io* Do la legge*
Rimasta sei sola con me*
Si comincia a far sera; e qui dentro
è già quasi notte* Paura
non avere. Mila di Godrà***
Ma che guati per là? che aspetti?
Mila
Nulla aspetto* Non viene nessuno*
Vigilerà, nella speranza di vedere apparire Ornella per salvazione. Dissi-
mulando e temporeggiando, tenterà d^ ingannare I^uomo.
Lazaro
Sei sola con me* Non avere
paura* Ti sei persuasa?
Mila lentamente
Ci penso, Lazaro di Roio,
ci penso, a quel che prometti***
Ci penso* Ma chi m^ assicura?
Atto Secondo 41
Lazaro
Non ti scostare» Mantengo
quel che prometto, ti dico*
Mila
E Candia della Leonessa?
Lazaro
Metta amata saliva e con quella
bagni il filo di canapa e torca*
Mila
E tre figlie tu hai nella casa,
e la nuora» Non mi confido»
Lazaro
Vien qua» Non ti scostare» Qua, senti:
ho venti ducati cuciti
dentro la pelle» Li vuoi?
Palperà l'orlo della sua casacca di pelle di capra» Poi se la toglierà di dosso
e la getterà per terra, ai piedi della donna.
Mila
Vo^ prima vedere ; vo^ prima
contare, Lazaro di Roio»
Ora prendo le forbici e sdrucio»
Lazaro
Ma che guati? Ah, magalda, tu certo
preparando mi vai qualche sorte,
e tenermi a bada ti credi»
Egli l'assalirà per prenderla. La donna gli sfuggirà nell'ombra, andrà a ri-
fugiarsi presso il ceppo di noce.
Mila
No! No! No! Lasciami! Lasciami!
Non mi toccare» Ecco, viene! Ecco viene
la tua figlia»»» Ornella ora viene»
Ella si aggrapperà all'Angelo perdutamente, per resistere alla violenza.
No, no! Ornella, Ornella, aiuto!
42 La Figlia di Iorio
D^ improvviso, alla bocca della caverna, apparirà Aligi disciolto» Vedrà il
viluppo nell'ombra» Si precipiterà contro il padre» Scorgerà nel ceppo rilu-
cere l'asce ancora infissa» La brandirà, cieco di orrore»
Aligi
Lasciala, per la vita tua!
Colpirà il padre a morte» Ornella, sopravvenuta, si chinerà a riconoscere
nell'ombra il corpo stramazzato a pie dell'Angelo» Gitterà un gran grido»
Ornella
Ah! E io t^ho sciolto! E io t'ho sciolto!
Si vedrà un'aia grande; e al fondo «na quercia venerabile
per vecchiezza; e, dietro il tronco^ la campagna limitata dai
montit solcata dalla fiumana. Si vedrà a manca la casa di La-
ZàrOf la porta aperta, il portico ingombro di strumenti rurali;
a dritta, il fienile, il frantoio, il pagliaio*
44 La Figlia di Iorio
Il càdsuvere di Lazaro ssivà, steso sul suolo nudo, dentro
la, ca.sa.f poggiato il capo a un fascio di sermenti, secondo
il costume* E le LamenTATRICI gli staranno dintorno ingi-
nocchiate; e per fare il lamento si chineranno V una 'verso
V altra tenendo fronte con fronte* Sotto il portico, fra l'aratro
e il tino, staranno le donne del parentado, e SPLENDORE e
Fa VETTA, Tiù oltre, ViENDA DI GlAVE sarà seduta su una
pietra, con l'aspetto di una morente, confortata dalla sua
madre e dalla sua matrina* Sola ORNELLA sarà sotto V albero,
con lo sguardo risolto 'verso il sentiero. Tutte in gramaglia*
Il Coro delle Lamentatrici
lesu Cristo, lesu Cristo,
rhai possuto sofferire!
D^esta morte zze\\et2iì2i
dovìa 1.2iZ2ito morire!
S^è veduto a vetta a vetta
tutto il monte isbigottire*
S^è veduto in ciel Io Sole
la sua faccia ricuoprire*
Ahi, ahi! Lazaro, Lazaro, Lazaro!
Ahi, che pianto si piange per te!
Requiem asternam dona ei. Domine*
Ornella
Ora viene! Ora viene! Fra poco
viene* Ecco, laggiù alla svolta.
Io stendardo nero apparito!
Sorelle, pensate alla madre*
Splendore
Favetta, va tu, va e parla*
Favetta
Sorella, va e dille: Ecco viene*
Splendore
Io cuore non ho di toccarla*
Sta fisa, e ciglio non muove*
Atto Terzo 45
Le Tre Sorelle
Ah perché, perché siamo nate?
Perché ci partorì nostra madre?
Ci prendesse tutte in un fascio
la morte ci portasse con sé!
Il Coro delle Parenti
Ah che pietà della carne
cristiana, della vita nostra,
di tutta la gente che nasce
dolora trapassa e non sa!
Ornella
Silenzio! Silenzio! S^è alzata,
cammina, ora viene alla soglia*
Il Coro delle Lamentatrici
Candia della Leonessa
dove vai? Chi t^ha chiamata?
Sigillata è la tua bocca,
il tuo piede è catenato*
Lasci dietro a te la morte
e tMmbatti nel peccato!
Unque vai, unque ti volti,
il cammino è disperato*
Ahi, ahi, cenere misera, ahi, vedova
ahi madre! lesu lesu, pietà!
De profundis clamavi ad te. Domine*
La madre apparirà su la soglia» Le figlie faranno I^ atto di sostenerla , tre-
pidando* Ella le guarderà attonita»
Ornella
Mamma, fa cuore* Siamo qui con te*
Alla prova più trista Iddio ti chiama*
Candia della Leonessa
E d^una tela viense tanta trama
e d^una fonte viense tanto fiume
e d^una quercia viense tante rame
e d^una madre tante creature!
46 La Figlia di Iorio
Il Coro delle Parenti
Gesù Gesù che non esca di senno!
Miserere di lei, Vergine santa!
Le Tre Sorelle
Sventura nostra! Maledette siamo
da Dio* Siamo rimaste sole in terra!
Candia
II core ho perso à^un dolce figliuolo,
or è trentatre giorni, e non Io trovo!
Uhai tu veduto, Thai tu riscontrato?
— Io sul Monte Calvario Tho lasciato*
Il Coro delle Parenti
O Madonna del Santo Venardì,
miserere di lei* Ora prò nobis*
Le'donne del parentado s'inginocchieranno pregando,
Candia
Ecco e la Madre si mette in cammino,
viene alla vista del suo dolce figlio*
— Madre, portato avessi un sorso d^ acqua!
— Figlio, non so né strada né fontana;
ma se la testa un poco puoi chinare,
una goccia di latte io ti vo^ dare ;
e, se latte non esce, tanto spremo
che tutta la mia vita esce del seno***
Si udrà di lontano, nella profondità della valle, il rullo del tamburo allentato
che conduce il corteo funebre»
Splendore
Mamma chi parla in te? Chi senti tu
dentro parlarti, dentro le tue viscere?
Il Coro delle Parenti
Miserere di lei* Ora prò nobis*
Le donne si leveranno e si aduneranno sotto la quercia a guatare verso il
sentiero.
Atto Terzo 47
Ornella a gran voce
Madre, ora viene Aligli, viene Aligi
a pigliar perdonan^a dal tuo cuore,
a bevere la tazza del consolo
dalle tue mani* Svegliati e sta forte*
Le figlie sosterranno la madre demente e la ricondurranno sotto il portico»
udrà la marcia funebre avvicinarsi.
La voce di Iona
O vedova di Lazaro di Roio,
o gente della casa sciagurata,
allerta, allerta! Viene il Penitente*
Sul ritmo di morte si svolgerà il coro delle donne adunate»
Il Coro delle Parenti
— Oh che turba di gente viene dietro
10 stendardo! Vien tutta la contrada*
— Iona di Midia porta Io stendardo*
— E che silenzio, come a processione!
— Ah che pietà! Sul capo il velo nero*
— Le ritorte di legno alle sue mani,
come pesanti, grosse come un giogo!
— E col càmice bigio e i piedi scalzi*
— Ah chi ci regge? Io metto faccia in terra
e chiudo gli occhi, e non voglio vedere*
— Ah che pietà! Guarda la gente, come
è muta! Viene tutta la contrada*
Apparirà lealtà statura di Iona con Io stendardo funereo» Dietro di. lui verrà
il parricida vestito d^un càmice, col capo coperto d^un velo nero, con ambe
le mani strette da pesanti ritorte di legno» Un uomo gli starà da presso te-
nendo la mazza pastorale istoriata? un altro avrà la scure? altri porteranno
I^Angelo avvolto in un drappo e Io poseranno a terra» La turba si accal-
cherà nello spazio, tra Inalbero e il pagliaio. Le Lamentatrici, trascinatesi
carponi alla soglia della casa, leveranno il grido verso il morituro»
11 Coro delle Parenti
Ahi, che destino amaro!
E che mai si prepara?
Qual dolore più grande
si prepara? qual pianto?
Non han lacrime gli occhi
per pianger questo pianto*
48 La Figlia di Iorio
Il Coro delle Lamentatrici
Figlio Aligi, figlio Aligi,
che hai fatto? che hai fatto?
Chi è questo insanguinato?
chi rha corco sopra il sasso?
È venuta Torà tua*
Nero il vino del trapasso!
Mano tnozzàf morte infame,
mano mozza, corda e sacco!
Ahi, ahi, figlio di Lazaro, Lazaro
è morto, ahi, ahi, ucciso da te!
Libera, Domine, animam. servi tui*
Le Tre Sorelle
Madre, che fai? Non ci conosci più?
Donàmogli commiato, a lui che parte*
E poi ci colcheremo tutte in pace,
a fianco a fianco, nel Ietto di giù*
Iona di Midia
Trist^a te, Candia della Leonessa!
Or t^ abbiamo condotto il Penitente
perche da te la tazza del consólo
riceva, prima di piombar nel gorgo*
Escito egli è dalle viscere tue*
T^è conceduto alzargli il velo nero,
accostargli alla bocca il beveraggio,
che molto amara sarà la sua morte*
Salvum fac populum tuum. Domine*
Kyrie eleison*
La Turba
Christe eleison* Kyrie eleison*
Iona porrà una mano su la spalla di Aligi per sospingerlo» Il Penitente ve-
lato farà un passo verso la madre j poi cadrà su Ì ginocchi» dì. schianto.
Atto Terzo 49
Aligi
Laudato Gesù e Maria!
Ma voi madre chiamare non piò
m^è dato, non più benedire
m^è dato, che la bocca è d^ inferno,
quella che da voi succhiò il latte,
o la più sventurata di tutte
le donne che hanno nutrito
il suo figlio che gli hanno cantato
il sonno nella culla e nel grembo*
Oh no, non alzate il mio velo,
non alzate il velo mio nero,
che non vi comparisca dinanzi
la faccia del peccato tremendo!
La Turba
Oh povera, povera! Guarda,
non piange* Pianger non può*
Santa Vergine, misericordia!
Miserere di lei, lesu Cristo!
Aligi
E voi, voi, non più, creature,
m^è dato chiamare sorelle,
né più nominar vostri nomi
che parvero farvi più belle*
Né li canterà Tamor vostro
sotto la finestra al sereno;
che niuno vorrà le sorelle
di Aligi* E ora il miele è veleno*
La Turba
Abbine pietà, buono Iddio*
Miserere, Gesù, miserere!
Alici
E tu che di spine guanciali
e di rovi avesti lenzuola,
tu hai con Gesù gli sponsali?
per sempre Maria ti consola*
50 La Figlia di Iorio
La Turba
Maria, la mercè non §fli manche
Mercè pel suo grande martòro!
Mettila tra gli Angeli bianchi!
Mettila tra le Màrtiri d^oro!
Iona
Aligi, hai detto il ttto dire*
Su, levati e andiamo, ch^è tardi»
O Candia, la madre tu sei*
Tu dagli la tazza, ch^ei beva*
Ornella presenterà alla madre la ciotola del vino misturato. Aligi si trascinerà
su i ginocchi verso la porta della casa, e alzerà la voce invocando il defunto»
Alici
Padre, padre, padre mio Labaro,
odimi* Tu il fiume passasti
con la bara, ed era pesante
più d^un carro di buoi la tua bara*
Or io men vado al fiume, nel fondo,
e dopo io ti vengo a trovare;
e tu mi vieni sopra con ^erpice,
per ^eternità mi dirompi,
per ^eternità mi dilaceri*
Padre mio, fra poco son teco*
La madre camminerà verso di lui, nell^orrore. Si chinerà, solleverà il velo,
con la sinistra mano premerà al seno la guancia del figlio, con la destra
prenderà la tazza recatale da Ornella, 1^ accosterà alle labbra del morituro.
Si udrà un vocio confuso della gente più discosta, giù pel sentiero,
Iona
Suscipe, Domine, servum tuum*
Kyrie eleison*
La Turba
Christe eleison* Kyrie eleison*
Miserere, Deus, miserere*
Nelle profondità della moltitudine scoppieranno grida di furore, rapidamente
coprendo l^implorazione pietosa.
— La figlia di Iorio! La figlia
di Iorio! Mila di Godrà!
Atto Terzo 5J
— È la figlia di lorio^ che viene*
— Largo^ largo! Lasciate passate!
— Lasciatela, al nome di Dio!
Fendendo la turba^ apparirà Mila di Godrà impetuosamente.
Mila
Madte d^ Aligi, sorelle
d^ Aligi, sposa, patenti,
stendardieto del Malificio,
popolo giusto, giustizia
di Dio, sono Mila di Codta*
Mi confesso* Datemi ascolto*
Iona
Silenzio! Silenzio! Lasciate
che patii, al nome di Dio!
Mila
Aligi, figliuolo di Lazato,
è innocente* Commesso non ha
patticidio* Ma sì il suo padte
ucciso da me fu con Tasce*
Alici
Mila, innanzi a Dio tu ne menti!
La Turba
Alle fiamme! Alle fiamme! Su, Iona,
daccela, che noi la btuciamo*
Alla catasta la maga!
Alla stessa ota petiscano!
Mila
Aligi, petdonata da te
non satò se pute da Dio!
Ma debbo scoptit la mia ftode*
Otnella, né tu mi guatdate
così come fai* Ch^io sia sola!
Aligi, lavotasti nel ceppo,
ah miseto te, co^ tuoi f etti
r effige deirÀngelo malo*
52 La Figlia di Iorio
Iona con un atto di scongiuro
Recede ergo***
La Turba segnandosi
♦ ♦ ♦ in nomine Patris et Filii
et Spiritus sancti* Amen*
Mila continuando
E lasciasti Tasce nel ceppo*
Ora «ditemi^ gente di Dio*
Una grande potenza venuta
era in me sopra lui vincolato*
Quasi notte faceva nel luogo
maligno* Imbestiato il suo padre
presa m^ avea pe^ capegli
e mi trascinava furente*
Ei sopraggiunse e su noi
si gettò per difendere me*
Rapidamente brandii
Tasce^ nell^ ombra, colpii,
forte colpii, fino a morte*
Sul colpo gridai: ^^Uhai ucciso!,,
AI figlio gridai: ^^Uhai ucciso!,.
Parricida Io fece il mio grido
neir anima sua ch^era schiava*
^^ U ho ! „ucciso rispose ; nel sangue
tramortì, più altro non seppe*
Candia con ambe le braccia t scossa da un fremito quasi di belva, afferrerà
il figlio ridivenuto suo. Da lui si distaccherà, con violenza selvaggia si avan-
zerà verso la nemica» Ma le figlie la tratterranno» Ella parrà novamente sva-
nirsi, guardando il figlio ebro ed estraneo»
Il Primo Semicoro
Lode a Dio! Gloria a Dio! Gloria Patri!
Iddio tolse r infamia da noi*
La vergogna non è sopra noi*
Lode a Dio! Gloria a Dio! Gloria Patri!
Il Secondo Semicoro
Alle fiamme, alle fiamme la maga!
O sortiera, e pigliamo il tuo capo!
Atto Terzo 53
II pastore è innocente* Sia sciolto,
liberato, renduto alla madre!
E ìiif Candia, tu strappale il cuore,
tu mangiale il cuore, alla strega!
Voi lasciatela* Cuore per cuore!
Su, lasciatela ! Sangue per sangue !
Tutto il Coro
Su lasciatela, che la calpesti,
che sotto le calcagna le schiacci
tempia e tempia, che i denti le sgrani!
Alle fiamme la maga, alle fiamme!
Mila
Sì, sì, popolo giusto, sì, popolo
di Dio, piglia vendetta su me*
E ^Angelo apostatico mettilo
nella catasta con me,
che faccia la fiamma per ardermi,
che si consumi con me*
AI cenno di Iona, taluni del popolo armati di accette risaliranno I^ altura
scomparendo giù nell^opposta pendice a tagliare la legna resinosa per la ca-
tasta espiatoria.
Aligi
Oh voce di promessa e di menzogna!
Come dolce piangevi e sorridevi.
Mila, sola con Vetbe e con le nevi,
chinata al ploro della mia sampogna!
Deh fate ch^io non labbia udita mai!
Spegnete il sole in me della sua faccia!
Toglietemi dal^anima ogni traccia*
Non udii, non credetti, non sperai*
O ch^io muoia, non veda io più la stella!
Sì, tu toglimi, Iona, le ritorte,
che maledirla io possa oltre la morte*
Ma non ^ardete, no: la fiamma è bella!
Mila, sconvolta dal soffio del ricordo che passa nel lamento di Aligi, sentirà
vacillare il suo coraggio.
54 La Figlia di Iorio
Mila
Anima, anima mia, non mi tremare!
O cuore, ecco la fine d^ogni affanno*
Pace! Quei fiori non rifioriranno,
ch^io porto chiusi nello scapolare*
Ma colpita dall^ imprecazione di. Aligi si volgerà bianca dì. dolore e di terrore.
Aligi, no! Non rinnegarmi*** Ah taci!
Non puoi, non devi* No, non maledire!
Per te palpiterà fin nelle spire
della fiamma il mio cuore, fin su le braci*
Aligi, no! Tu non puoi, tu non puoi*
Mi calpestino tutti, ma tu no!
Non rinnegarmi. Aligi! Morirò***
Ah, ^orrore di me negli occhi tuoi!
Iona darà a taluno di sua gente Io stendardo^ e s^ avanzerà verso Aligi per
togliergli le ritorte» Libero dalle ritorte i polsi» libero dal velo nero il capo.
Aligi tenderà le mani verso Mila in atto di maledizione » cadendo fra le
braccia della madre, preso dalla vertigine; e le maggiori sorelle e le donne
del parentado gli saranno intorno»
Ornella
E ^ebrezza del tristo beveraggio*
Ei non ode, non vede, non comprende*
O Mila, io guardo Tamor tuo che splende
tutto levato in cima al tuo coraggio!
O sorella in Gesù, quel che ti dissi
su la montagna è sempre nel cuor mio*
Io ti son testimone innanzi a Dio*
Neiranima tua pura ho gli occhi fissi*
Fa VETTA e Splendore
Madre, madre ti torna* Fa cuore*
O madre, perché tremi ancora?
Perduto Tavevi, il tuo figlio;
perduto il fratel nostro caro*
Ed ecco ci torna, ecco è salvo*
E ^Angelo suo là nel ceppo
più non ha la macchia di sangue,
ma ti guarda e dice : *^ E innocente ,,*
Atto Terzo 55
La Turba
— Scioglilo, Iona* Ha il delirio»
— Ha pteso il solatio nel vino»
— Che la madre Io stenda sul Ietto*
— Che il sonno gli venga, che dornia*
— Che Gesù Cristo Tacqueti*
Il Coro delle Parenti
— Non isbigottite* E quel vino*
— E la vertigine calda*
— Stendetelo! Lasciate che dorma!
— Vienda! Vienda! Ti torna*
— Uuno e Taltra dal mondo di là!
— Laus Deo! La«s Deo! Gloria Patri!
Iona metterà le ritorte a Mila di. Godrà che gli tenderà i polsi» La testa
le coprirà col velo nero* Poi, ripreso Io stendardo del Malificio, sospingerà
la vittima verso la turba»
Dalla violenza vorticosa della moltitudine Mila sarà tratta su per I^ altura
onde già discese il corteo funebre col Penitente, Eretta di contro all^ on-
deggiamento dell^ira, ella apparirà per alcuni istanti sul vertice percossa dai
fuochi del tramonto autunnale come dai riflessi del rogo, prima di scendere
nell^ombra della china opposta. Allora Ornella, rivolta a lei, la chiamerà a
gran voce sopra il clamore furente,
Iona
Popolo gitisto, ti do
nelle mani Mila di Codra*
La Turba
Alle fiamme, alle fiamme la figlia
di Iorio! La figlia di Iorio
alla catasta, air inferno!
Ornella
Mila, Mila, sorella in Gesù,
il Paradiso è per te!
Mila
La fiamma è bella! La fiamma è bella!